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N. 34.

LETTERA PASTORALE

DI

MONSIGNOR THARIN

VESCOVO DI STRASBOURG

PER LA QUARESIMA

DEL MDCCCXXVI.

AV VISO.

Al nome di Monsignor THARIN unisconsi co’ più bei titoli di fama e di gloria le speranze più dolci della Francia e dell' Europa. Dopo aver egli spiegate, quantunque nel corto periodo di due soli anni, tutte le pastorali virtù nel reggimento della chiesa di Strasbourg, venne chiamato al sublime e geloso incarico di Precettore del Duca di Bordeaux, del figlio del miracolo, del giovine Enrico su di cui riposa la felicità, la grandezza, il nome dei Borboni e della Francia. Se una simile scelta venne applaudita dagli amici tutti della Religione e della Monarchia, esser doveva riprovata dai

comuni nemici di questi due inseparabili doni fatti agli uomini da Dio. Nel modo il più violento, e che era ignoto prima de' progressi del secolo, e delle idee liberali, scatenaronsi contro Monsignor Tharin quei giornali, che sono il deposito continuo di quante mai sozzure, invettive, e maldicenze vomitar si possono contro ogni verità. La Lettera Pastorale che qui offriamo tradotta fu un segnale di contraddizione per que' Giornalisti avvezzi già a rispondere cogl' insulti, e con impudenti e antichi sofismi alla sacra eloquenza che li fulminava dalla cattedra di Troyes, dalle conferenze di S. Sulpizio, dai pergami della Capitale che si gloriano di un nuovo Bourdaloue, dall'arena polemica ove tanta luce diffonde un La Mennais, dalle stesse tribune politiche che risuonano dei Bonald e dei Marcellus. Le mordaci critiche dei cattivi più degli elogi stessi de' buoni ci fecero apprezzar molto, anche prima di leggerla per intero, una tal Lettera, e appena siamo stati fortunati di averla, non tardiamo un momento ad arricchirne queste nostre Memorie. Confidiamo di dividere con ognuno de' nostri lettori i sentimenti di ammirazione e di lode che merita questo monumento di zelo pastorale, che con franchi modi, rapido e robusto stile, e calor sommo di eloquenza dipingendo i mali e i bisogni della Francia, servir può di gran lezione e di preservativo all'Italia nostra, si facile e corriva a bere lo straniero veleno. Non è questa la sola Lettera pastorale dell' egregio Prelato, che distingua il suo episcopato, o che meriti di venir tradotta. Sap

piamo che infaticabile fu il suo zelo per la diocesi affidatagli, e a ragione se ne esalta un' altra, che d'un mese circa precedè la presente, sopra un'associazione di buone opere stabilita dal Vescovo per tutte le parrocchie della sua Diocesi col doppio oggetto di mantenere ed accrescere gli stabilimenti diocesani, e di soccorrere le missioni straniere. Il motivo di questa Pastorale dovea eccitar la bile degl' increduli, e moltiplicare i nemici e gli assalti al suo autore. Così fu, e l'ottimo Vescovo investito dá più parti e insultato andar potè lieto di soffrir contumelia per la bella e santa causa della verità. A così miserabili scher ni, e ai libelli risposero i fatti. La confidenza di cui onorollo il Re ben mostrò a qual grado ei lo stimasse. Le testimonianze libere e publiche che resero del suo pastoral governo le lettere e i giornali d'Alsazia, ributtati essi pure dalla maldicenza d'alcuni giornali francesi, mostrarono e presso i cattolici e presso i protestanti stessi in benedizione il nome di Monsignor Tharin. Ma più di questo onora la virtù del Prelato la dimissione che egli diede della sua Diocesi appena ebbe cominciato le sue funzioni presso il suo reale Allievo. Prevalse all' amore pe' suoi cari diocesani la pietà sua, e l'attaccamento alle regole ecclesiastiche, dalle quali nemmeno per causa sì nobile e si importante volle un momento solo allontanarsi o chieder facile dispensa. Il viaggio da lui fatto nel corrente anno in Italia per motivi di salute lo ha reso più noto fra noi, e infatti da un egregio e rispettabile amico nostro, che trovasi a Nizza,

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