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SU LA VITA E SU LE OPERE

DELL'AUTORE.

IRENZO

RENEO AFFò nacque a Busseto, città dell'antico stato Pallavicino, da povera famiglia, l'anno 1740. La sua indole parea da prima inclinata alla pittura, che presto abbandonò per consagrarsi interamente alla poesia: quali palme egli mietesse in questo malagevole aringo, lo possiam dedurre dall'obblio in che giacciono sepolti gli innumerevoli, e poco eleganti suoi versi. In ancor fresca età venne ascritto agli Zoccolanti di S. Maria degli Angioli, i quali volenterosi lo accolsero e lo erudirono nelle filosofiche e teologiche dottrine. Nel 1768 fu eletto dall' Infante Don Ferdinando a Lettore di filosofia in Guastalla. Sebbene avvolto nelle aride e spinose discussioni della Dialettica, non intralasciò di coltivare gli ameni studi, chè

anzi vagheggiolli più che mai, e in quel torno pubblicò il Dizionario della Poesia Volgare, ridusse alla genuina lezione l'Orfeo del Poliziano, e distese un'erudita Dissertazione intorno ai Canlici di S. Francesco d'Assisi, ove chiaramente prova che il Santo non ebbe lo spirito a poesia formato; che il più famoso Cantico di lui rimasto non è in verso, e che quelli in verso fino al dì d'oggi vantati, come da lui composti, sono lavori di aitra penna. Allettato dalla manía ond'era compresa la sua età, la quale, meglio che approfondirsi e progredir nel sapere, tutta sollecita si mostrava di raccontare, erasi dato di buon'ora a svolgere con indefesse cure le patrie nemorie, e frutto di esse è la Storia di Guastalla, opera che all'Autore vivente procacciò la direzione della magnifica Biblioteca di Parma, e che Funanime consenso de' dotti grida come il suo capo lavoro.

Prendendo egli le mosse dal principio del regno di Carlo Magno, abbraccia le tre Case che posseduto aveano quel piccolo stato, e ne produce il racconto sino all'anno 1776. Sebbene in essa Storia l'attenzione del Lettore rimanga ad ogni tratto divagata da frammenti di antiche cronache, scritti in uno stile, arido alquanto, e la narrazione, in tanta prolissità e

minutezza, riesca qualche volta spezzata, e tal altra poco netta, vi si riscontrano però, e in buon dato, ricerche preziose ed esatte, esposte con chiarezza e facilità, nè l'AFFò difetta di quella mirabile aggiustatezza di criterio, che al benemerito Muratori tiene il più delle volte le veci di profonda filosofia: solo ne spiace il vedere come talora per frivoli e bassi riguardi o adombri o taccia la verità.

Infaticabile nei suoi letterari esercizi, espose in seguito la Storia di Parma, compilò diversi altri opuscoli, aggirantisi per lo più sopra oggetti di antichità, e sopra nozioni biografiche relative ai Sovrani di Parma e Guastalla, e distese molte Vite d'illustri Italiani, tra le quali è bello il ricordare, attesa l'importanza della materia, e la profusione di rara dottrina, quelle del Pallavicino, del Baldi, del Torelli, e del Beato Giovanni da Parma: in quest'ultima particolarmente tralucono somma esattezza e profondità di critica, doti troppo di rado ammirate in iscritti di tal fatta. L'importantissima Vita di Pierluigi Farnese, rimasta lungo tempo inedita, vide la luce non ha guari per cura di un illustre nostro concittadino, lo cui zelo per la patria gloria è sgraziatamente poco favoreggiato e promosso dal voto della nazione.

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L'AFFò fu accarezzato e benvoluto dai principali letterati del suo tempo, che a lui ricorre vano per consigli, e dei quali era largo e cortese. L'insigne Tiraboschi in più luoghi della sua Storia Letteraria, onorevolmente lo cita, protestandoglisi altamente debitore di peregrine cognizioni, e di copiose aggiunte fatte alle successive riproduzioni di quel suo immortale monumento dell'italiano sapere.

Di animo dolce e modesto sfuggì le brighe letterarie, amò indefessamente i buoni, ed ebbe il cuore aperto alle più virtuose affezioni: giungeranno sempre soavi e commoventissime ad ogni animo benfatto le calde e vive espressioni di gratitudine, onde rimerita ad ogni tratto le paterne sollecitudini del dottor Buonafede Vitali, suo maestro in poesia, e sua guida principale in ogni ramo di grave ed amena letteratura.

L'AFFò mori in ancor vegeta età, l'anno 1797. Il comune compianto l'accompagnò al sepolcro, e a lui perenne testimonierà l' Italia la sua riconoscenza, come ad uno di que' prestanti ingegni, che, non perdonando nè a studio nè a fatiche, sommamente la illustrarono ne' suoi fasti. Chi fosse vago di maggiori notizie intorno all'Afrò, potrà svolgere l'Elogio del Pozzetti, stampato con Note del Bramieri.

A CHI LEGGE

L'AUTORE.

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Non v'è Scienza, o Arte, i precetti della quale non sieno stati in questa nostra età disposti in ordine di Dizionario. Io ne vidi già alcuni, che portavano il titolo di Dizionario Poetico; ma al primo osservarli, scorsi altro non essere che Dizionari di Mitologia. Tra i più comodi però, che veramente la Poetica trattassero, mi venne sott'occhio quello delle Belle Arti del sig. Lacombe; ma ragionando egli della ritmica francese, e poco sulla precettiva esprimendosi, giudicai non poter giovar punto alla gioventù d'Italia. lo mi prefissi pertanto di tesserne uno, che insieme contenesse le leggi tutte ancor più minute della ritmica volgare; i precetti generali, e particolari di qualunque sorta di

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