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ove più mesi soggiornò il suddetto Prelato, avemmo le più belle conferme sulle qualità di spirito

cuore, che distinguono questo novello Fenelon, non che una copia della Lettera Pastorale, che ci siam fatti un dovere e un pregio di tradurre e pubblicare. Questa può servire, come di perfetto saggio delle altre produzioni della sua penna, così di sicura prova dell'ottimo spirito, che lo anima, e che preghiam Dio infonder possa nel successore e discendente di S. Luigi IX. e di Enrico IV.

CLAUDIO MARIA PAOLO THARIN per la divina misericordia e per l'autorità della Santa Sede apostolica Vescovo di Strasbourg, al Clero ed ai Fedeli della nostra Diocesi salute e benedizione in Gesù Cristo,

Sonovi nel corso dell'anno, nostri carissimi fratel li, alcuni giorni che la Chiesa consacra alla gioja, ed altri alla tristezza. Quando essa celebra i misteri d'amore o di trionfo del Salvator del mondo, invita i Fédeli a dilatare i loro cuori co' sentimenti di riconoscenza, e a rallegrarsi colla celeste corte ora dei prodigi operati per la redenzion degli uomini, ora delle vittorie riportate sui nemici del suo nome. I sacri cantici in allora, la pompa delle cerimonie, la maestà del culto, tutto manifesta una santa giocondità nell' adunanza de' fedeli. Ma quando giungono i tempi d'espiazione canti me

lanconici succedono a quelli dell'allegrezza, ornamenti di color tetro prendono il luogo delle vestimenta che colla vivacità loro rallegravano gli occhi della moltitudine, e un grido di penitenza si fa sentire in tutta la Chiesa. Con simile vicenda di gioja e di mestizia vengono istruiti i fedeli, che felicità perfetta non trovasi sulla terra ma sibbene nel cielo, e che per gustare nel luogo del nostro esiglio le dolcezze del giogo del Signore (1) dee ciascuno crocifiggere le proprie passioni, e disarmar colla penitenza il braccio vendicatore dell'Onnipotente.

S'avvicina, o carissimi fratelli, carissimi fratelli, il tempo della penitenza: ancor pochi giorni, e saremo soggetti alla legge dell'astinenza e del digiuno. Non v'esporrem quì i diversi motivi che determinaron la Chiesa ad imporvi queste pratiche di penitenza: già ve le abbiamo sviluppate in altra istruzion pastorale, ei nostri cari cooperatori avranno cura di richiamare al pensier vostro quanto importa di conoscere su di ciò.

Incaricato principalmente di vegliare alla difesa del sacro deposito della fede (2), è dover nostro il denunziarvi quegli uomini dominati dallo spirito d'empietà, i quali vorrebbero privar la Francia dei benefizj della religione. Quindi vi raccomanderemo con istanza d'astenervi dalla lettura di que' libri empj e licenziosi, che spargonsi con pro

(1) Jugum meum suave est, et onus meum leve Matt. xi. 30. (2) Timothee depositum custodi, devitans profanas vocum novitates et oppositiones falsi nominis scientiae. I. Tim. VI. 20.

fusione, gratuitamente o a vil prezzo, per infettar le classi tutte della società. Con tali libri marcati col suggello dell' errore e del vizio l'empietà ha pervertita in questi ultimi tempi la credenza e i costumi dei popoli, risvegliate tutte le passioni non solo contro la Religion di Gesù Cristo, ma contro eziandio la legittima autorità dei re. Esaltando gli autori, e le dottrine di questi perniciosi libri, infranti sonosi i vincoli d'ogni subordinazione verso la potestà temporale e spirituale, accese in Francia le fiaccole incendiarie delle guerre civili, inspirato alla gioventù uno spirito d'indipendenza e di rivolta, e scemato nello spirito dei popoli il rispetto dovuto al carattere dei ministri della religione. Guai a coloro che senza facoltà e vantaggio leggono produzioni sì infami, nelle quali o sfacciatamente si negano, o si pongono in dubbio tutte le verità sulle quali poggia la religione: il loro spirito si smarrirà nel labirinto dei sistemi, e il loro cuore diverrà la preda delle passioni.

Brameremmo mostrarvi in questa istruzione quanto v'ha di falso, d'abbietto, e di pericoloso in questi si vantati sistemi filosofici, i quali però contraddiconsi a un segno, che l'uno potrebbesi confutar coll' altro, e trovar nell'opere stesse dei loro autori risposte decisive alle obbjezioni da loro suscitate contro la divinità del Cristianesimo. Ma una tale disamina inutile per la maggior parte di voi, richiederebbe d'altronde troppo lunghi sviluppi, e noi ci limiteremo a riferirvi il giudizio, che sui moderni filosofi proferiva Gian Giacomo Rousseau, uno egli stesso de' corifei della filosofia

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del secolo. Io consultai, diceva egli (3), i filo,, sofi, scartabellai i loro libri, esaminai le diverse ,, loro opinioni: e li trovai tutti fieri, decisivi, dogmatici persino nel loro scetticismo, che nulla ignorano, che nulla provano, burlandosi reci,, procamente: e questo punto, a tutti comune, mi sembra il solo sul quale hanno tutti ra

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(3) Emile 1. IV. T. II. p. 14, ed. Genéve 1780 in 4.° Non sarà inutile aggiunger qualche altro tratto del medesimo filosofo e che immediatamente segue quello che citasi dal chiarissimo Prelato.,, Trionfanti costoro (i filosofi) quando attaccano, restano senza vigore nella difesa. Se ponderate le loro ragioni, essi non ne hanno che per distruggere: se ,, ne calcolate le voci, ciascuno riducesi alla sua sola: non ,, sono d'accordo che per disputare: dunque ascoltarli non era il mezzo di uscire della mia incertezza. Compresi che ,, l'insufficienza dello spirito umano è la prima cagione di ,, questa prodigiosa diversità di sentimenti, e che l'orgoglio è la seconda...,, (ib. p. 15).

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,, Quand' anche i filosofi fossero in istato di scoprire la ,, verità, chi fra loro se la prenderebbe a cuore? Sa ognuno ,, che il proprio sistema non è fondato meglio degli altri, ma lo sostiene perchè suo. Non avvi un solo, che arrivando a conoscere il vero e il falso, non preferisse la bugia da se trovata alla verità da altri scoperta. Dov'è il filosofo, » che per la sua gloria, non ingannasse volentieri tutto il ,, genere umano? Ov'è chi nell'intimo del suo cuore pro,, pongasi oggetto diverso da quello di distinguersi? Purchè si sollevi sopra il volgo, purchè offuschi lo splendore de' suoi emoli, egli null' altro dimanda. L'essenziale consiste nel pensar diversamente dagli altri: fra i credenti egli è ateo, fra gli atei sarebbe credente

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( ib. 16). ,, Fuggite coloro, che sotto pretesto di spiegar la Natura, " spargono ne' cuori umani dottrine desolatrici, e de'quali lo scetticismo apparente è cento volte più assoluto e

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