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S. B. II. S. 64. - So wenig neu der Hauptgedanke und das in folgendem Liebe ausgeführte Bild ift; fo viel Reiz hat es doch durch die Ausführung gewonnen.

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Leniene.

Trainontar col sole il miro,

Se col sol nascendo ei sorge;
E sparire il Ciel Io scorge

Del grand' occhio ad un sol giro.
So ben' io, quanto fia frale

La bellezza, onde mi fregio;
Ma god' io d’un più bel pregio
Gloriofo ed immortale. -

Quel gioir più grande, o come

Spererò forte più rara?
A Maria son tanto cara,
Che Maria prende il mio nome.

se 'l Mondo, allor che brama

Da Maria pietofa aita ,
Con più nomi à fe l' invita,
Col mio nome ancor la chiama.

Ella poi, che cosi degna

Umil regna in tanta gloria,
D'effer Rosa in Ciel li gloria,

E il mio nome non isdegna.
Or morir se in terra io scerno

Tosto il fral delle mie foglie
Per Maria, che in se lo toglie

E' il mio nome in cielo eterno.
Verginelle, al vostro orecchio

Bei pensieri il fior consiglia,
Or' à voi,, fe à voi somiglia

Şia lá Rosa immiago, e specchio,
E tu Vergine pietofa,

A’ Mortali il guardo piega;
E confola chi di prega
Col bel nome della Rosa.

3 app i.

Zappi.

S. B. II. S. 23. Die zu Venedig, 1757, in zwei Duodezbånden, gedruckte Ausgabe seiner Rime enthalt, außer denen von seiner Gattin, Faustina Tiaratti, noch viele, zum Theil schöne , kleine Gedichte andrer berühmter Mitglieder der arkadischen Gesellschaft.

I.

CANZONETTA.

Ninfa cortese

Col gentil dardo
D’un dolce sguardo questo fen ferì;
E poi distese
Verso ļa piaga

Sua mano vaga, ed il mio cor rapi,
Core infelice,

Povero core,
Con che dolore il suo Signor lascid !
Or che mi dice,
Or chi m'addita

Dov'ella è gita, e dove lui portò ?
Giá cho ei fen gio

Fuor del mio seno
Sapelli almeno ora dov'é, che fa!
Ne chiedo al rio,
Ne chiedo al fonte,

Al piano, al monte, e nulla parte il sà.
Ninfe e Pastori,

Che qui fedete,
Voi lo sapete, lo mio cor com'è;
Cinto d' ardori,
Pieno di fede,
Deh chi lo vede, lo riporti a me!

Ma

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