Il pastor fido e Il compendio della poesia tragicomica, Tom 61

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G. Laterza, 1914 - 310

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Strona 235 - Carmine qui tragico vilem certavit ob hircum, 220 Mox etiam agrestes Satyros nudavit, et asper Incolumi gravitate jocum tentavit, eo quod Illecebris erat et grata novitate morandus Spectator, functusque sacris et potus et exlex.
Strona 233 - E veramente, se le pubbliche rappresentazioni sono fatte per gli ascoltanti, bisogna bene secondo la varietà de' costumi e de' tempi si vadano eziandio mutando i poemi. _E, per venire all'età nostra, che : '*. bisogno abbiamo noi oggidì di purgare il terrore e la commise_razione con le tragiche viste, avendo i precetti santissimi della nostra religione, che ce l'insegna con la parola evangelica? E...
Strona 292 - Indi sotto le note di quella musica, il poeta fé' le parole, il che cagionò la diversità dei versi, ora di cinque sillabe, ora di sette, ora di otto, ora di undeci, secondo che gli conveniva servire alla necessità delle note.
Strona 25 - Come in vago giardin rosa gentile, che ne le verdi sue tenere spoglie pur dianzi era rinchiusa, e, sotto l'ombra del notturno velo, incolta e sconosciuta stava posando in sul materno stelo, al subito apparir del primo raggio che spunti in oriente...
Strona 69 - D'erbe novelle e di novelli amori; Tu torni ben, ma teco Non tornano i sereni E fortunati dì delle mie gioie: Tu torni ben, tu torni; Ma teco altro non torna, Che del perduto mio caro tesoro La rimembranza misera e dolente. Tu quella se', tu quella Ch'eri pur dianzi sì vezzosa e bella; Ma non son io già quel ch' un tempo fui Sì caro agli occhi altrui.
Strona 4 - Linco Lodo ben, Silvio, il venerar gli Dei; Ma il dar noia a coloro Che son ministri degli Dei, non lodo. Tutti dormono ancora I custodi del tempio, i quai non hanno Più tempestivo o lucido orizzonte, Della cima del monte. SILVIO A te che forse non se' desto ancora , Par ch'ogni cosa addormentata sia.
Strona 72 - Fuggì e scherza pur, se sai; già non farà' tu mai che 'n te mi fidi, perché non sai scherzar se non ancidi. Amarilli Ma voi giocate troppo largo e troppo vi guardate da rischio: fuggir bisogna sì, ma ferir prima. Toccatemi, accostatevi, che sempre non ve n'andrete sciolte.
Strona 53 - Care selve beate, e voi solinghi e taciturni orrori, di riposo e di pace alberghi veri; oh, quanto volentieri a rivedervi i' torno ! E se le stelle m'avesser dato in sorte di viver a me stessa e di far vita conforme a le mie voglie, i' già co' Campi elisi, fortunato giardin de' semidèi, la vostr'ombra gentil non cangerei.
Strona 43 - Degno se' di pietà più che d'invidia, Mirtillo, anzi pur Tantalo novello, ché nel gioco d'Amor chi fa da scherzo, tormenta da dovero. Troppo care ti costar le tue gioie; e del tuo furto e il piacer e 'l gastigo insieme avesti. Ma s'accorse ella mai di questo inganno? MIRTILLO. Ciò non so dirti, Ergasto. So ben ch'ella, in que' giorni ch'Elide fu de la sua vista degno, mi fu sempre cortese di quel soave ed amoroso sguardo.
Strona 19 - Cosi ne le città vivon le donne amorose e gentili, ov'io col senno e con l'esempio già di donna grande l'arte di ben amar, fanciulla, appresi. — Corisca — mi dicea — si vuole appunto far degli amanti quel che delle vesti: molti averne, un goderne, e cangiar spesso, ché 'l lungo conversar genera noia, e la noia disprezzo ed odio alfine. Né far peggio può donna, che lasciarsi svogliar l'amante: fa' pur ch'egli parta fastidito da te, non di te mai.

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