Obrazy na stronie
PDF
ePub

fricano Vescovo di Atella, e di altri santi compagni del suo esilio. Ella però ha bisogno di un Mecenate essendo orfana e presso chi potrà trovar maggior protezione se non presso di V. E., la quale alle scienze più sublimi accoppia una profonda intelligenza di erudizione, e di antiche memorie? E come potrà non proteggerla se tratta di una città, cui è succeduta la terra di S. Arpino, la quale fin dal 1592 fu acquistata in feudo dal Marchese di Grottola D. Alonzo Sanchez de Luna suo glorioso bisavolo, ed indi è stata tramandata alla sua posterità, e posseduta con gelosia fino all' abolizione de' feudi? come non proteggerla se V. E. in ogni tempo colle sue beneficenze ha soccorso gli abitatori, che ne calpestano il suolo, e colle sue largizioni ha sostenuta la maestà del culto religioso cattolico, che vi si venera? Da questa fidanza animato io oso dedicarle questo parto degli studj del defunto mio fratello, e farlo comparire fregiato del suo nome. Intanto nemico delle adulazioni, le quali per lo più non sono che urbane buggie, mi soscrivo col più profondo rispetto qual sono e sarò sempre.

Di V. E.

Divot. ed bb. Servo

Domenico de Muros

All Autore della storia della città di
Atella nella Campania.

SONETTO

e molti

Eran d'Atella luminosa, e chiara
Gli incliti pregi nella polve avvolti,
E l'oblio chiudea nel suo sen sepolti,
I monumenti d'arte illustre, e rara.
Dove eran tempii, sacerdoti, ed ara,
E fregi insigni, e marmi varii,
Copria ruina, ed i silenzii folti
Ottenebravan l'età sua preclara.
Surse Vincenzo, e col suo dotto ingegno
Vinse l'oblio, e della città superba
Fe risuonar le meraviglie eterne :
E' prisco onore di memoria degno
E'l genio che l'illustrò or or si serba.
E un teatro di gloria inver si scerne.

[ocr errors]

In attestato di stima

Domenico Guadagno.

[ocr errors]

ATELLA

ANTICA CITTA'

DELLA

CAMPANIA

CAPITOLO I.

Descrizione dell' Opicia. Venuta de' Tirreni nell' Opicia. Atella è una delle prime loro Colonie.

ma

Le prime popolazioni, che nella dispersione falegia penetrarono dopo lungo errare in quel paese, che fu il primo a portare il nome d' Italia son conosciute sotto la denominazione di Pelasgi, i quali non da un re, che l'ignoranza de' Greci lunga stagione dopo lor diede dalla divisione e dallo sparparamento loro ebbero nome (1). Indi crescendo di numero, o da nuove Colonie respinti s' inoltrarono nell' interno d'Italia, e si stabilirono in quei luoghi, che nell' età seguenti furono chiamati Lazio, e Campania. Avevano allora il nome di Sicoli, e di Opici.

Accesasi tra questi due popoli crudelissima guerra, furono i Sicoli dagli Opici sconfitti, ed incalzati fino al mare furono costretti a cambiar cielo e a cercare un asilo nella vicina

ne

(1) Si sà che questa voce deriva da Phaleg, divisioe separazione. E pare che Strabone ne abbia indovinata l'origine, allor che dice lib. XIII. vaga autem gens fuit Pelasgorum, et ad migrationes praeceps.

e

isola, che da essi prese il nome di Sicilia (1). Dopo il giro di più secoli approdarono altri popoli alle spiaggie orientali d'Italia, i quali fuggendo dalla presenza del figlio di Nun, come di loro stessi lasciarono scritto nella Tingitana, abbandonavano la terra di Canaan portarono il nome di Coni, e di Enotrj: e mentre questi, dice Aristotile (2), nella lapigia, e sul mare Ionio abitavano il paese, che si appella Siritide; quella parte che sporge sul mare Tirreno occuparono gli Opici, che anche Ausoni son chiamati. Le Colonie Greche, che vennero poscia a stabilirsi nelle maremme d' Italia come per natural vanità tutte le nazioni credono metter capo nella Grecia, così finsero, che dall' Arcadia fossero venuti gli Enotrj, e i Coni e Fericide il quale meritò di essere ammesso alla cittadinanza di Atene in grazia della sua piaccenteria, stese il racconto di questa emigrazione, e di tutte quelle circostanze l'adornò, che legger si possono presso Dionisio Alicarnasseo (3), e che per esser tante appunto, e sì minute, ne dimostrano chiaramente la falsità, quando a dimostrarla bastevole non fosse il silenzio di Antioco Siciliano, il quale del

(1) Siculi ex Italia (illic enim habitabant) in Siciliam trajecerunt, fugientes Opicos.

(2) Habitabant autem eam partem, quae ad Tyrrheniam vergit, Opici, qui quidem et olim, et nunc quoque Ausones adpellantur: qua vero parte ad Japygiam, et mare Jonium acceditur, Chones eam, quae Syrtis vocatur incolebant; nam etiam Chones genere Aenotrii erunt. Arist. Polit. VII. C. 1o. Nel qual luogo evvi manifesto errore de' copisti, i quali in vece di vperty v' intrusero vpri Poichè non vi è memoria di alcun paese nella Japigia, e sul mare Jonio, che Sirli avesse nome; siccome vi è della Siritide, cioè d'una terra bagnata dal fiume Siri celebre in quella contrada.

(3) Dionys. Antiqui. lib. I.

« PoprzedniaDalej »