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Fra i Martiri più celebri che la Chiesa Romana

si onora d'avere iscritti nei suoi sagri dittici, tiene un luogo precipuo l'illustre Vergine e Martire S. Cecilia, che imitando più d'appresso la gloriosa Madre di Dio, serbò intatta nel matrimonio la sua verginità. Apparteneva costei ad una di quelle famiglie, che per nobiltà di patriziato, come vedremo in appresso, rimontava ai primordj della nostra Roma, e fioriva sulla metà del III. secolo, quando Alessandro Severo teneva le redini dell'impero romano, ed il s. Pontefice Urbano I. diriggeva la navicella di Pietro per lo burrascoso mare della persecuzione. Vero è che Alessandro Severo non turbò con nuovi editti di proscrizione la pace che da venti anni all'incirca godeva la Chiesa dalla morte di Settimio Severo; e che dimostrossi piut

tosto favorevole al cristianesimo pel suo cuore ben fatto, e per l'influenza dell'imperatrice Giulia Mammèa sua madre, cui egli doveva l'elevazione all'impero. Questa principessa fù istruita in Antiochia dal grande Origene (1) nella santa legge evangelica, e sembrò, secondo la costante tradizione degli scrittori contemporanei, che ne facesse solenne professione. Dietro l'eccitamento della sua augusta madre Alessandro aveva considerato seriamente la vita morale, e costumata dei cristiani, e fù compreso da tanta venerazione verso il Salvatore nostro divino, che aveva insegnato agli uomini precetti cotanto santi, ed immacolati, che non contento d'aver posto l'effigie di lui fra i numi lari nel suo palazzo, propose al Senato di collocare fra le divinità tutelari dell'impero il simulacro di questo legislatore, che insegnò agli uomini precetti si puri e santi, fra i quali primeggia quello di non fare ad altri ciò, che non vorresti che fosse fatto a te stesso. Il Senato mostrò repugnanza al desiderio di Alessandro sulla collocazione del simulacro, ma non potè impedire l'ordine di quel principe, col quale comandava che in fronte ai pubblici edifizj cominciando dal suo palazzo si scrivesse quella sentenza evangelica del no

(1) Euseb. lib. 6. cap. 21.

stro Salvatore (1). Ma fece ancor di più quell'Augusto in favore dei cristiani. Per la pace che respiravano costoro da qualche tempo, e per lo favore che godevano di molte famiglie patrizie addivenute compagne nella fede, non dubitarono di celebrare le sagre loro adunanze nei luoghi appositamente destinati, e palesi ad ognuno. Fra questi è famosa la taberna meritoria, o emeritoria situata nella regione di Trastevere alle falde del Gianicolo; in quella regione aveva quartiere la legione dei Ravennati dalla quale spesso pigliava il nome di urbs ravennatium città dei Ravennati, e i militi invalidi a questa appartenenti godendosi in riposo lo stipendio meritato colle loro fatiche, esercitavano una taverna, che a lor riguardo emeritoria veniva appellata. Callisto che prima di

(1) Aelius Lamprid. Basileae 1596. pag. 223. in larario suo (Alexander) ... CHRISTUM Abraham, et Orpheum, et hujuscemodi deos habebat, et majorum effigies rem divinam faciebat. Idem pag. 227: CHRISTO templum facere voluit, eumsed prohibitus est ab his, qui consulentes Sacra, repererant, omnes christianos futuros, si id optato evenisset, et templa reliqua deserenda.

que inter deos recipere,

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Idem pag. 229: ... Clamabatque saepius quod a quibusdam sive Judaeis, sive Christianis audierat et tenebat; idque per praeconem cum aliquem emendaret, dici jubebat QUOD TIBI NON VIS ALTERI NE FECERIS; quam sententiam usque adeo dilexit, ut et in PALATIO, et IN PUBLICIS OPERIBUS PRESCRIBI JUBERET.

Urbano governava la chiesa acquistò quel luogo per edificarvi un Oratorio semipubblico nel quale convenissero i fedeli alla preghiera, e alla celebrazione del divin sagrifizio. I popinarj gli contrastavano il possesso di quel luogo, e dedussero le loro ragioni all'imperatore Alessandro, facendogli conoscere il danno che risentivano essi ed il pubblico per la privazione di quel luogo, che veniva invece destinato al culto di una setta d'uomini proscritta dalle leggi imperiali: Alessandro però decise la questione con quel celebratissimo rescritto: è meglio che un Dio sia in qualunque modo in quel luogo onorato, di quello che venga di nuovo occupato dai venditori di vino (1). Rimasto Callisto con imperiale rescritto pacifico possessore della taberna meritoria, quivi aprì l'oratorio, nel quale esso raccogliendo i fedeli, li catechizzava, sagrificava l'ostia di salute, ed accordava ai penitenti l'assoluzione da qualunque colpa come si esprime a mal in cuore l'eretico autore incognito di quel trattato sull'eresie scritto in greco, e che è stato pubblicato da pochi anni sotto il nome del libro dei Filosofumeni ( DIAOZOOYMENA) Ossia

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(1) Lamprid. pag. 229: . . . Cum christiani quemdam locum, qui publicus fuerat, occupassent, contra popinarii dicerent, sibi eum deberi, rescripsit & MELIUS EST UT QUOMODOCUMQUE ILLIC DEUS COLATUR, QUAM POPINARIIS DEDATUR.

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