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CRONICA

DI

GIOVANNI

VILLANI

A MIGLIOR LEZIONE RIDOTTA

COLL' AIUTO

DE' TESTI A PENNA

TOMO VI.

FIRENZE

PER IL MAGHERI

1823

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Qui comincia il libro undecimo. Nel suo cominciamento faremo memoria d'uno grande diluvio d'acqua che venne in Firenze e quasi in tutta Toscana.

CAPITOLO PRIMO

Negli anni di Cristo 1333, il dì di calen di No

vembre, essendo la città di Firenze in grande potenzia, e in felice e buono stato, più ch'ella fosse stata dagli anni 1300 in qua, piacque a Dio, come disse per la bocca di Cristo nel suo Evangelio, Vigilate, che non sapete il dì nè l'ora del giudicio di Dio, il quale volle mandare sopra la nostra città; onde quel dì della Tussanti cominciò a piovere diversamente in Firenze ed intorno al paese e nell' Alpi e montagne, e così seguì al continuo quattro dì e quattro notti, crescendo la piova isformatamente e oltre al modo usato, che pareano aperte le cataratte del cielo, e colla detta pioggia continuando spessi e grandi e spaventevoli tuoni e baleni, e caggendo folgori assai; onde tutta gente vivea in grande paura, sonando al continuo per la città tutte le campane delle

chiese, infino che non alzò l'acqua; e in ciascuna casa bacini o paiuoli, con grandi strida gridandosi a Dio misericordia misericordia per le genti ch' erano in pericolo, fuggendo le genti di casa in casa e di tetto in tetto, faccendo ponti da casa a casa, ond' era sì grande il romore e 'l tumulto, ch' appena si potea udire il suono del tuono. Per la detta pioggia il fiume d' Arno crebbe in tanta abbondanza d'acqua, che prima onde si muove scendendo dell'Alpi con grande rovina ed empito, sicchè sommerse molto del piano di Casentino, e poi tutto il piano d'Arezzo,e del Valdarno di sopra per modo, che tutto il coperse e scorse d'acqua, e consumo ogni sementa fatta, abbattendo e divellendo gli alberi, e mettendosi innanzi e menandone ogni molino e gualchiere ch'erano in Arno, e ogni edificio e casa appresso all'Arno che fosse non forte; onde perirono molte genti. E poi scendendo nel nostro piano presso a Firenze, accozzandosi il fiume della Sieve coll'Arno, la qual'era per simile modo sformata e grandissima, e avea allagato tutto il piano di Mugello, non pertanto che ogni fossato che mettea in Arno parea uno fiume, per la quale cosa il giovedì a nona a dì 4 di Novembre l'Arno giunse sì grosso alla città di Firenze, ch'egli coperse tutto il piano di san Salvi e di Bisarno fuori di suo corso, in altezza in più parti sopra i campi ove braccia sei e dove otto e dove più di dieci braccia; e fu sì grande l'empito dell'acqua, non potendola lo spazio ove corre l'Arno per la città ricevere, e per cagione di difetto di molte pescaie fatte infra la città per le molina, onde l'Arno per le dette pescaie era alzato

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